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Attualità Grignasco - 5 Giugno Lascia un commento Annulla risposta Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. Il mio cammino verso il Seminario è stato dal punto di vista temporale sicuramente anomalo rispetto a quello di tanti altri giovani, ma reso uguale a quello di don Luca e don Alex, che saranno ordinati con me, dal fatto che tutti abbiamo accettato di seguire le vie che il Signore ci ha indicato.

Come giovani facciamo tante esperienze, appoggiamo i nostri piedi in tanti posti, ma pochi sono quelli in grado di sostenerci. Magari si tratta di esperienze che appaiono anche strutturate, ma che alla prova dei fatti si rivelano inconsistenti, incapaci di sostenere. La vocazione, dunque, è prendere progressivamente coscienza che ci sono terreni su cui, meglio di tutti gli altri, posso poggiare il mio piede.

Eppure pronunciare questo amen, scegliere la strada del definitivo è per tanti giovani un passaggio ostico. Ci sono tanti aspetti che fanno apparire questo passaggio difficile, quasi una vetta ardua da scalare. Eppure la fatica è una componente essenziale che chi vuole diventare uomo deve affrontare. Obbliga a guardare alle cose nella loro verità, a discernere tra i pesi che devono essere necessariamente portati e quelli che possono essere abbandonati perché non fanno parte del bagaglio che serve.

Il faticare insieme è importante. Il Vescovo, in un recente incontro in Seminario, ha consegnato una sorta di mandato a tutti i suoi sacerdoti: uscire dagli ambienti rassicuranti per andare a incontrare chi sembra lontano. Quale effetto fa a su un giovane che si appresta a intraprendere la vita sacerdotale questo invito?

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Per me è una prospettiva rassicurante. Il prete deve muoversi, e più ancora del pastore deve essere come il cane da pastore che corre senza sosta per tenere assieme il gregge e recuperare anche quelle pecore che per mille motivi si sono allontanate.

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Per questo è importante che come preti andiamo a incontrare i giovani, e più in generale le persone, là dove vivono. Ho trovato persone che chiedono al sacerdote, al diacono di condividere un tratto del loro cammino, delle loro fatiche e delle loro gioie. Angelo Biglia mi ha mostrato di recente un libro di un filosofo cinese, Lin Yutang, "L'importanza di vivere", da lui letto in quel periodo, nel quale si teorizza proprio la necessità di mettere un pizzico di umorismo in tutte le cose: "Realtà più sogni più umorismo uguale saggezza".

La traslitterazione è stata fatta su un quaderno a righe, foderato in stoffa, ed è stata scritta con la biro. Ritrovare lo stesso ordine, le stesse eleganti proporzioni di scrittura, riconferma il carattere dell'autore, che negli anni ha mantenuto la sua dignità e la sua dirittura morale. Il secondo quaderno va dal 31 dicembre fino al 2 aprile , ma nel nostro studio ci fermeremo al 5 giugno Questo secondo libro di memorie è molto più breve, le annotazioni non sono più giornaliere, passarono lunghi periodi in cui non fu scritto nulla, inoltre la narrazione ha un carattere più intimista e personale.

Venne utilizzato un quaderno spesso, a quadretti, con la copertina di cartoncino nero marmorizzato, la costa di mezza pelle nera, i tagli rubricati. Le guardie sono stampate a roselline azzurre. Sulla copertina è incollata un'etichetta lasciata bianca. La traslitterazione a biro è stata fatta su un quaderno uguale, ma con il foglio di guardia costituito da una semplice carta blu. Le motivazioni che indussero Angelo Biglia a tenere un diario sono esplicitate in apertura: "Inizio questo diario per aver documento di varie impressioni" e "Nel corso dell'autodidattica ho avuto consiglio di scrivere in diario le impressioni per formarmi una memoria cartacea".

Il diario non è stato riportato integralmente, per ragioni di riservatezza, ma, relativamente all'oggetto di questo breve studio, imperniato sugli anni della guerra in Valsesia. Ho cercato di prestare particolare attenzione allo scorrere della vita quotidiana e ho estrapolato solo quelle parti che riconducono alla vita politica, sociale, culturale, economica di un piccolo borgo, che contava all'epoca circa cinquemila abitanti, la cui economia ruotava principalmente sulla Cartiera Italiana ed era integrata da una fiorente attività agricola.

Molti nomi propri, citati nel diario, sono stati indicati con la semplice iniziale puntata, su richiesta dell'autore, per ragioni di discrezione. Nell'analisi del diario ho cercato di "captare" e di evidenziare tutti i "segnali" di guerra: il coprifuoco, il razionamento, le limitazioni alla libertà personale, fino alla violenza fisica e morale 1. Note biografiche Angelo Biglia è nato a Serravalle Sesia il 2 ottobre , ultimo di dieci figli di una famiglia profondamente radicata nel tessuto sociale del paese.

Il padre Giovanni Battista, di professione legatore, era un uomo di profonda cultura, appresa non attraverso studi regolari, ma applicandosi, nei rari momenti che il lavoro gli concedeva. In occasione della seconda guerra mondiale non venne "richiamato" perché lavorava in Cartiera come bobinatore, operaio specializzato indispensabile per mantenere la produzione dello stabilimento. Nonostante le difficoltà dovute alla guerra, Angelo Biglia, a margine della vita lavorativa e dell'impegno politico sociale, è riuscito sempre a ritagliare uno spazio per coltivare la sua passione per le lettere.

In vari punti del diario si ritrovano accenni ad articoli, commedie e poesie che andava scrivendo 2. Dopo la guerra Angelo Biglia intraprese l'attività di stampatore, avviando una tipografia attiva ancora oggi. Il diario Già dalle brevi note del primo giorno, il 2 settembre , vediamo comparire la guerra: "Alle 10 ho saputo che Dante 3 a Domodossola è stato chiamato a trasportare col camion prigionieri americani appena calati da un apparecchio guastatosi". Angelo Biglia è politicamente preparato, infatti annota: "Il giornale ha poi dato notizia della prossima costituzione dei comitati di fabbrica".

Tornati a Serravalle, aperta la radio, ho saputo che Badoglio ha chiesto ed ottenuto dall'Inghilterra e dagli Americani l'armistizio". La notizia non lo scuote particolarmente: dopo cena va al cinema ed incontra gli amici, ma "all'una di notte mi sono svegliato per il gran baccano, dopo un po' mi sono levato per vedere erano uomini e donne che festeggiavano l'avvenimento".

Alle sei sono andato a lavorare. Alle otto e mezza siamo usciti dalla Cartiera e per la strada alcune donne organizzavano un corteo. Alle nove e mezza sono andato a Borgosesia.

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Hanno fatto il corteo e Moscatelli ha parlato. Di ritorno ho chiacchierato con Gino F.


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Non si è concluso niente. Sono andato a Borgosesia e sono tornato in compagnia di molti Serravallesi [ Ho parlato con Moscatelli, era con quelli della filodrammatica [ La sincerità è verità e libertà". Passano o tornano soldati che i tedeschi hanno disarmato. Molte città della Lombardia sono state occupate dai tedeschi. Milano resiste assediata, ma senza ostilità".

Notiamo l'espressione "l'impressione della pace", che la dice lunga sull'incertezza e sull'incredulità seguita all'8 settembre. Quella sera egli si reca a casa di amici, dove si trattiene fino alla mezzanotte: "Abbiamo ascoltato alla radio il discorso del Furer sic e un commento del partito costituito in Germania. Fanno schifo 5. Roma è circondata dai tedeschi. Ho scritto alcune quartine dell'inno dei lavoratori". Ho incontrato P. Ci ha parlato di una lettera di Badoglio al Re.

Abbiamo concluso che tempi duri ci aspettano, poiché questa resa deve essere frutto di tradimento. Questi generali che temono la fine del militarismo tradiscono gli ordini di Badoglio". Dopo il cinema incontra degli amici e tornando a casa ascolta la radio 6 : 12 settembre. E intanto i comandanti fascisti traditori consegnano le armi ai tedeschi". Le restrizioni provocate dalla guerra affiorano costantemente, tra queste la più presente è il "coprifuoco", che viene ordinato in ore diverse, ma tuttavia non lo induce a rinunciare ad uscire: 14 settembre. Mussolini intanto riforma il partito fascista, denominato 'repubblicano' Stasera ha parlato il ministro Pavolini, un rinnegato lurido che nel nome del Duce vuole ricostituire il Fascio.

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Sono uscito e ho incontrato gli amici e insieme abbiamo commentato la situazione. Io sostengo l'opportunità di ribellarsi, radunarsi sui monti e poi scendere a conquistare paese per paese. Abbiamo poi parlato del sistema sovietico del quale col P. L'incubo della chiamata alle armi, è un'altra delle costanti della guerra. Biglia ha notizia del costituirsi dei primi gruppi partigiani: "Sono andato a Borgosesia col F.

Mi ha parlato della loro Resistenza e di un gruppo di ribelli in montagna [ A casa ho trovato F. Alle nove e mezza ha parlato, ma sono tutti convinti che non è lui". Mi domando che vita è mai questa! Ma tutti hanno mangiato la foglia". Stasera ha parlato il maresciallo Graziani agli ufficiali di Roma. Mi è sembrato pronto per il manicomio". Le limitazioni sono visibili in ogni aspetto della vita quotidiana: 3 ottobre.

O combattere con loro o lavorare o essere internati. Badoglio ha dichiarato guerra alla Germania. È un casino". Questo per sganciarmi da questa barianda 8 parassitaria". Nel diario viene citato il razionamento, in questo caso del tabacco: 19 ottobre.